A Niscemi la colpa non è stata della natura
L'accaduto di questi giorni ha smosso non pochi interrogativi fin dal primo momento. Mentre le testate giornalistiche locali e nazionali raccontavano la nuda cronaca di quelle ore concitate, tra evacuazioni e crolli, qui si rifletteva "oltre" l'emergenza:
com’è possibile che, inaspettatamente, possa accadere una cosa del genere in un'area mappata e studiata da decenni?
a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, la colpa non è stata della natura ribelle, ma di chi si intasca i soldi, o quantomeno lo stipendio pubblico, senza fare assolutamente niente per tutelare il territorio.
L'urbanistica creativa e l'eredità degli anni d'oro
Le norme per evitare simili tragedie oggi ci sono, a patto ovviamente che vengano seguite alla lettera dai tecnici. Ma negli anni d’oro dell’"urbanistica creativa" italiana, il vuoto legislativo ha permesso di costruire l'impossibile. E' un argomento spinoso che è stato citato giusto poco tempo fa nel noto episodio "sanatorie e ristrutturazioni", ma che si applica in modo chirurgico anche in questo drammatico contesto siciliano. Fino al 1977, anno della famosa legge Bucalossi, la storia era una sola:
"siccome la terra è mia, ci costruisco sopra quel che voglio. Il mio geometra di fiducia ha "parlato" con l'assessore o con il funzionario del Comune, il quale ha dato un ok informale, quindi sono a posto."
Si trattava di un'anarchia edilizia del "pronti, via". Poi le case sono state regolarmente vendute, sono passate di mano in mano, sono state ereditate, sono cambiate le generazioni... Il tempo passa e, in superficie, tutto sembra scorrere senza problemi.
La trappola geologica: sabbie permeabili su argille scivolose
Ma questa "fortuna" del breve termine poteva nascondere criticità fatali nel lungo periodo, e figuriamoci se in Italia pensiamo mai al dopodomani. Sotto i piedi dei residenti del quartiere colpito c'è sempre stata una spietata trappola naturale.
L'abitato sorge su un altopiano costituito da uno spesso strato di sabbie altamente permeabili, che poggia direttamente su un letto di argille scivolose e impermeabili. Questo mix geologico, studiato e documentato fin dagli anni '80 dal geologo Giuseppe Colombo e da altri esperti regionali, trasforma ogni pioggia in una minaccia di scivolamento. L'acqua attraversa la sabbia ma si ferma sull'argilla, creando un piano inclinato perfettamente lubrificato su cui la terra sovrastante, appesantita e satura, inizia inesorabilmente a scivolare verso valle portandosi dietro le fondamenta dei palazzi.
La relazione del 2022
Questo documento è la prova, la presa d'atto ufficiale che sapevano che Niscemi stesse scivolando a valle e che le strade di collegamento si stessero sbriciolando. Si tratta di un aggiornamento ufficiale della mappa dei rischi idrogeologici (P.A.I.) per il Comune di Niscemi. In parole povere: è la certificazione, nero su bianco, che alcune zone del paese stessero letteralmente franando.
E se questo documento vi sembra solo un noioso pezzo di carta burocratico, guardatelo oggi alla luce del disastro apocalittico avvenuto. Quella relazione non era un semplice aggiornamento di mappe, era la sceneggiatura esatta di una catastrofe annunciata, che le istituzioni hanno letto, timbrato e riposto in un cassetto.
La strada scomparsa (SP 12)
Nella relazione, l'erosione sulla SP 12 veniva ufficialmente promossa a "Rischio Molto Elevato (R4)", indicando un pericolo imminente per quella che doveva essere una "via di fuga". Oggi la collina ha ceduto e la SP 12 è stata letteralmente tagliata di netto, inghiottita da una voragine. La via di fuga si è trasformata in un burrone.
1.500 sfollati e case in bilico
La relazione denunciava chiaramente l'erosione che stava scavando la collina, aggravata da fogne a cielo aperto e discariche abusive. Il conto è arrivato: un fronte di frana lungo 4 chilometri ha costretto oltre 1.500 persone ad abbandonare le proprie abitazioni. Oggi decine di edifici sono in bilico sul precipizio in una "zona rossa" interdetta a tutti.
L'alibi del "maltempo"
Oggi si tende a dare la colpa al clima estremo e alle piogge intense (o a un lieve sisma precedente). Ma la geologia, come certificato dal documento, non fa sconti: la collina di Niscemi è fatta di argille. Se non regimi le acque piovane, non fai manutenzione e ci scarichi sopra i liquami fognari, le argille si saturano, perdono resistenza meccanica e la collina scivola. Non è sfortuna, è fisica.
30 anni di burocrazia letale
L'allarme era noto fin dalla frana del 1997, ribadito dal Genio Civile nel 2019 e gridato nel documento del 2022. Nonostante il livello di rischio fosse massimo (R4), il 93% dei fondi disponibili per la prevenzione idrogeologica non è mai stato trasformato in opere strutturali. Si è risposto con interventi episodici e inerzia amministrativa.
L'immobilismo amministrativo e l'occasione persa del PNRR
Sopra questa bomba a orologeria geologica, ha regnato un’amministrazione lenta e incompetente senza precedenti. Nonostante la classificazione ufficiale dell'area al massimo livello di rischio idrogeologico, catalogata dai bollettini regionali come p4 (pericolosità molto elevata) e r4 (rischio molto elevato per le vite umane), il Comune è rimasto a guardare la collina sgretolarsi. L'ex dirigente dell'ufficio tecnico, l'ingegner Mario De Luca, e l'attuale giunta non hanno mai inviato un progetto esecutivo valido per accedere ai preziosi fondi del PNRR destinati alla messa in sicurezza del territorio. Mentre i sensori di monitoraggio idrogeologico, costati migliaia di euro nei primi anni duemila, marcivano nell'abbandono più totale tra erbacce e cavi tranciati, le piattaforme ministeriali per la richiesta dei fondi restavano vuote per mancanza di un semplice "click".
Le indagini della procura: crollo o fallimento di sistema?
Oggi, dopo che la terra ha fatto inevitabilmente il suo corso distruttivo, la Procura della Repubblica di Gela indaga ufficialmente per disastro colposo e omissione di atti d'ufficio. I fascicoli sequestrati dai Carabinieri raccontano una storia di negligenza sistemica. A Niscemi non è franata solo la roccia millenaria, ma è crollato l'intero sistema della funzione pubblica e della protezione civile preventiva. Davanti a questo scenario desolante, la domanda sorge spontanea: in casi come questo, è solo colpa dei tecnici distratti o c'è una responsabilità politica molto più alta, che ha preferito girare la testa dall'altra parte pur di non affrontare il problema?