Avete presente quella sensazione quando entri in un palazzo pubblico che ti senti piccolo piccolo perché il soffitto è tipo 10 volte più alto della tua autostima? Ecco, non è un caso...
Perché certi edifici non servono solo a ospitare ufficio o ministeri, servono a impressionarti, a farti sentire che il potere è lì (e che tu ovviamente non ne faccia parte).
Oggi parliamo di come l'architettura, quella dei muri e delle colonne, possa anche essere il linguaggio del potere, in un certo senso, perché quando vuoi dire "Io comando!" e puoi anche urlarlo, puoi anche costruirlo, no? Non c'è niente di meglio...
Fin dall'antichità i potenti hanno costruito per essere ricordati: i faraoni avevano le piramidi, i re francesi avevano Versailles e i dittatori del '900... Beh quelli addirittura costruivano direttamente intere città. Quindi la storia dell'architettura è anche un po' la storia dell'ego umano. Forme, simmetrie, materiali, tutto comunica qualcosa: il marmo dice eternità, la simmetria dice ordine, le dimensioni dicono "non provare a contraddirmi".
L'architettura dell'Italia fascista
Italia, anni '30. Mussolini non vuole solo governare, vuole rifondare Roma, vuole che ogni edificio parli del suo potere (e in quanto a lasciare il segno sappiamo tutti bene quanto poi abbia preso la cosa alla lettera).
A Como, quindi, nasce la Casa del Fascio progettata da Giuseppe Terragni. Un parallelepipedo, praticamente, grigliato, fatto di linee rette, vetro e travertino. Puro razionalismo, simbolicamente trasparente, un po' come il controllo totale che voleva esercitare - tranne quando si trattava di dire cosa succedeva davvero dietro quelle finestre.
A Roma invece nascono il Foro Italico su progetto di Del Debbio e l'EUR con il suo palazzo della civiltà italiana chiamato anche Colosseo Quadrato. Anche qui marmi, archi e proporzioni in generale da Roma antica. L'architettura diventa un manuale di educazione civica, ordine, disciplina,
gerarchia, salvo poi arrivare la seconda guerra mondiale ad interrompere molte di queste opere che verranno infatti completate negli anni 50.
A riguardo voglio anche fare una piccola parentesi sull'Altare della Patria di Piazza Venezia a Roma, il famoso monumento al Milite Ignoto, quello che si vede sempre
nelle celebrazioni importanti, prima della parata del 2 giugno, ecc.: molti pensano che sia nato anch'esso come simbolo del fascismo quando invece l'Altare della Patria era stato costruito come omaggio al Re Vittorio Emanuele II dopo l'unità d'Italia, parliamo quindi di fine '800. Il Duce l'ha solo ereditato facendolo diventare appunto un famoso simbolo, un famoso simbolo di potere, un famoso simbolo di potere fascista, perché lo si vedeva sempre in tutte le manifestazioni, i comizi, i discorsi, però lui di fatto l'ha solo preso in prestito, non l'ha costruito. E questo è un esempio di come addirittura un'architettura più antica che non c'entra sia diventata un
simbolo, appunto, politico, un simbolo di potere, anche quando la sua origine era "un po'" diversa, ecco.
L'architettura nazista e il Progetto Germania
Nel frattempo in Germania un certo Adolf Hitler affida ad Albert Speer, neoeletto primo architetto del Terzo Reich, la costruzione della capitale mondiale del futuro con il famoso "Progetto Germania", una nuova Berlino di fatto, monumentale, viali larghi chilometri, cupole più alte di San Pietro, una sorta di visione schizofrenica voluta dal suo complesso di inferiorità.
Hitler stesso collaborò attivamente all'ideazione giudicando l'architettura preesistente di Berlino (che risaliva bene o male alla fine dell'Ottocento), inadeguata ad esprimere la potenza del Reich.
L'obiettivo qui era chiaro: far sentire il cittadino minuscolo, perso nella grandiosità dello Stato, confermando la superiorità del regime nazista, soprattutto agli occhi delle altre grandi capitali come Londra, Parigi, Washington, ecc..
Con l'architettura di Speer si voleva dare alla propaganda nazista un palco, o meglio una scenografia. Il progetto doveva essere completato per tenere una grande esposizione universale a Berlino nel 1950, dato che Hitler era convinto di vincere la guerra. Ma col senno di poi sappiamo bene che in realtà questo progetto avrebbe rappresentato più che altro la versione edile dell'ansia sociale e niente di più. A causa della guerra, solo una piccola parte di questo progetto fu realmente completata:
- Lo stadio olimpico per le Olimpiadi del '36
- l'allargamento del viale Charlottenburger con lo spostamento della colonna della vittoria
- alcune sezioni dell'autostrada sotterranea ancora esistenti
- e la seconda cancelleria, che poi è stata distrutta dall'Armata Rossa durante la guerra
La seconda cancelleria di Berlino
Ecco, questo palazzo, la seconda cancelleria appunto, è un ottimo esempio. È stato costruito in meno di un anno, nel 1938 (cioè non l'altro ieri, voglio dire, con le tecnologie odierne) e parliamo di un edificio lungo oltre 400 m, ovvero più di quattro campi da calcio. Immaginate, è un tempo quasi impossibile a maggior ragione se pensiamo che sono servite 80.000 tonnellate tra marmo, granito e bronzo solo per gli interni, quindi tanta roba e dura da lavorare anche, oltre ovviamente a finiture super iper,
mica un po' di cartongesso e via.
Lo stesso architetto racconta che i lavori continuavano senza sosta 24 ore su 24 e sono servite più di 4.000 persone. Si voleva dare proprio la dimostrazione di forza industriale e organizzativa del regime, come a urlare al mondo: "Vedete che cosa riusciamo a fare? In un anno noi prendiamo 4.000 persone e gli facciamo costruire la più grande cancelleria del mondo".
Il solo corridoio principale, chiamata galleria d'onore, era lungo 146 m, cioè come un campo da calcio e mezzo (un corridoio) e alto 6. Se pensate che il soffitto di casa è circa 3 m se è una casa vecchia, 2,70 m se è una casa nuova, immaginatevelo... Ecco, il doppio... Era più lungo della galleria degli specchi di Versailles ed era un semplice corridoio.
Le sale delle udienze erano lunghe 50 m e alte 20 m, cioè come un palazzo di sette piani ma senza i sette piani in mezzo, era uno spazio unico, alto 20 m.
Lo studio di Hitler era da 400 mq, pareti rivestite di marmo rosso intervallato da pannelli di legno lucido, praticamente una sala del trono più che un ufficio.
La visionaria Volkshalle che doveva contenere il Pantheon di Roma
Alcuni edifici invece non videro mai la luce. Il progetto della "Grosse Halle", o Volkshalle, sala del popolo, venne rimandato a dopo la guerra per non disperdere energie e materiali altrove. Il progetto prevedeva un edificio con una cupola enorme, sempre progettata da Speer e ispirata al nostro Pantheon (di cui trovate qui l'articolo dedicato) in cui il Führer avrebbe potuto governare il mondo. Anche qui tutto più grande: la cupola del Pantheon è 43 m di diametro, mentre loro, pensate, proprio per sottolineare la loro potenza, volevano farla da 250 m con l'oculo da 43 m, cioè una cupola grande come due campi da calcio e mezzo con un'apertura in cima, una finestra, grande esattamente come il nostro Pantheon, come a dire: "L'oculo della mia cupola, da solo, può inglobare tutta la vostra cupola intera", una sorta di matrioska virtuale. Parliamo di un edificio che alla fine sarebbe stato alto 290 m, appoggiato su una base quadrata da oltre 300 di lato che poteva contenere fino a 180.000 accondiscendenti sudditi più lui ad illuminarli, quindi uno spazio per 180.0001 persone.La ricostruzione ne "L'uomo nell'alto castello"
Per farvi capire le proporzioni distopiche e megalomani, che magari non è immediato per chi non si ritrova coi numeri, vi voglio rimandare alla serie TV "L'uomo nell'alto castello". Per chi non avesse mai sentito parlare, si tratta di una serie ambientata nei primi anni '60 ma in un mondo alternativo, in un mondo parallelo, un mondo in cui la Germania e il Giappone hanno vinto la guerra sconfiggendo gli Alleati e governano gli Stati Uniti che sono divisi: la costa ovest è sotto il dominio giapponese, infatti c'è questa scena surreale in cui si vede una via di San Francisco con tutti i locali in stile Tokyo e il Golden Gate Bridge sullo sfondo con la bandiera giapponese appesa, e la costa est invece che è sotto il dominio tedesco, quindi aquile, svastiche, ovunque: Casa Bianca, Times Square, ecc., tutto tappezzato. Vi invito a vederla perché è l'esempio perfetto di quello che stiamo dicendo, cioè di come l'architettura venga usata per manifestare supremazia sia politica che di potere.
Chiaramente lì il tutto è un po' esagerato e reso in maniera cinematografica, ma se qualcuno l'avesse vista capisce cosa intendo, perché hanno ricostruito in computer grafica questa Volkshalle, per come era stata pensata sulla carta, e ci sono delle scene di comizi girate sia all'interno che all'esterno che sono pazzesche e sottolineano in maniera perfetta questo delirio, tanto che il tutto sembra quasi caricaturale.
Voi guardate quelle scene e vi sentite delle formiche.
In questo sono stati bravissimi nella serie a trasmettere proprio quella sensazione.
L'architettura del potere oltre l'Europa
Comunque, tornando al mondo reale, dall'altra parte dell'oceano l'America costruisce invece in modo un po' diverso: Washington è neoclassica, ma non imperiale. Grazie agli edifici vuole raccontare un'idea di stabilità e libertà. Qui la colonna non è più un simbolo di dominio, voleva essere un invito alla partecipazione (o almeno così ci hanno raccontato)... In seguito abbiamo invece cominciato a misurare il potere in piani, non più in colonne. I grattacieli diventano simbolo di bandiere verticali, da Shanghai a Dubai. Il messaggio è sempre lo stesso: siamo potenti, guardateci (ma da molto molto in basso).
Per fortuna che ora almeno ci sono gli ascensori.
L'evoluzione del potere da militare a tecnologico
Il potere non è più militare ma economico e tecnologico. Le sedi di Google, Apple, Amazon sono tutte architetture pensate per essere delle "experience", per offrire "experience" con i loro tavoli da ping pong e sedie palla. È tutta un'experience... Ma anche qui il principio è lo stesso di sempre: la forma racconta chi comanda.
Il nuovo potere "sostenibile"
Andiamo ancora avanti. Dopo il grattacielo, la nuova retorica dei giorni nostri è l'essere green: il potere non vuole più sembrare autoritario, vuole sembrare sostenibile. Palazzi di vetro, giardini verticali, tetti verdi dove coltivare le carote, tutto per dire: "Siamo buoni, lo giuro, guardate quante piante abbiamo in reception! Siam pieni, non siamo delle cattive persone." Il potere deve cercare di vestirsi di trasparenza e sostenibilità, anche se poi a volte tutta questa ipotetica trasparenza è un'illusione perfetta per mostrare tutto tranne il vero scopo. Un po' come quelle aziende che fanno pubblicità ecologica e poi ti vendono comunque la stessa plastica ma con il sorriso e la piantina che germoglia sullo sfondo.
Non c'entra niente, vado fuori tema, ma mi viene sempre in mente la più clamorosa stronzata green che la Silicon Valley abbia mai partorito, che magari molti di voi hanno anche già sentito, è la storia della startup Juicero, ve la racconto qui.
Green a tutti i costi, anche quando non è vero, anche quando non c'entra nulla
Ma tornando a noi, e concludo, anche con l'uso abuso a tutti i costi della parola green nell'architettura, alla fine cambia il materiale, cambia lo stile ma non cambia l'intento che è sempre un po' quello di rappresentare questo potere, non più con statue e marmi, ora abbiamo loghi retroilluminati, ma si continua a costruire con quella logica e noi continuiamo a camminarci dentro ogni giorno, che sia un municipio, un ministero o un centro commerciale con la fontana musicale.
Il potere non si impone più come prima, ti accoglie con l'aria condizionata e tu pensi "Wow!" anche se forse quel wow alla fin fine è sempre stato solo un inchino.