Il 2026 si apre con una svolta decisiva per l’urbanistica milanese. Oggi, 9 gennaio, il tribunale ha deciso: Stefano Boeri andrà a processo insieme a dirigenti comunali e costruttori per il caso Bosconavigli, zona San Cristoforo/Naviglio Grande.
Al centro dell’inchiesta della Procura c’è la procedura amministrativa basata su una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) - invece che su un Permesso di Costruire - utilizzata per autorizzare il complesso residenziale di San Cristoforo. Secondo i magistrati, non si tratterebbe di una semplice "ristrutturazione", come è stato fatto credere, ma di una vera e propria lottizzazione abusiva ex-novo che avrebbe richiesto un passaggio obbligatorio in Consiglio Comunale, mai avvenuto.
I punti chiave della vicenda:
- L'evasione fiscale: si stima che il Comune abbia perso 5,5 milioni di euro in oneri di urbanizzazione, mai incassati a causa di procedure semplificate ritenute illegittime.
- L'altezza contestata: Il progetto di "ristrutturazione" supera i 41 metri, soglia che per l'accusa imponeva standard urbanistici molto più rigorosi. Una cubatura enorme se confrontata con i piccoli manufatti e depositi bassi preesistenti.
- L'effetto domino: Bosconavigli non è un caso isolato. È il simbolo di un sistema che oggi vede oltre 150 progetti bloccati a Milano, lasciando migliaia di acquirenti nel limbo dell’incertezza legale e mettendo in crisi il settore del real estate milanese.
- Mancata cessione di aree: oltre agli oneri, l'accusa ipotizza l'assenza della cessione obbligatoria di aree per servizi pubblici. Invece di creare spazi per la collettività, si sarebbe optato per una monetizzazione agevolata, massimizzando il profitto privato a scapito dell'interesse pubblico.
Cosa accadrebbe se venisse confermata la lottizzazione abusiva?
Perchè qui, al di là delle questioni burocratico-amministrivo-progettual-edili ecc.ecc. tra archistar e Comune, il problema è che lì c'è gente che ci abita.
Vediamo cosa dicono le norme e proviamo a delineare uno scenario.
Il reato e la confisca
Il reato di lottizzazione abusiva prevede, in caso di condanna definitiva, la confisca obbligatoria dei terreni e delle opere costruite. Il palazzo passerebbe quindi di proprietà, a titolo gratuito, al Comune. Chi ha già rogitato o chi ha firmato il preliminare perderebbe il diritto di proprietà sulla casa (più o meno la stessa cosa che sta accadendo a al "Social Housing" di Sant'Agnello). Questi acquirenti si ritroverebbero ad aver pagato per un immobile che ora appartiene allo Stato.
Anche prima di una sentenza definitiva, la sola condanna in primo grado renderebbe l'edificio un "corpo del reato" accertato.
Niente agibilità
Il Comune non potrebbe rilasciare il certificato di agibilità. Senza questo documento abitare la casa è illegale e non si possono attivare le utenze (luce, acqua ecc.).
Impossibilità di vendita
Nessun notaio accetterebbe di stipulare l'atto di compravendita per un immobile frutto di lottizzazione abusiva. Il valore di mercato scenderebbe teoricamente a zero, perchè non sarebbe più commerciabile.
Le opzioni del Comune
Una volta che il Comune acquisisce un immobile confiscato, ha due strade (ed entrambe sono problematiche):
1. Demolizione
E' l'esito previsto dalla Legge per ripristinare lo stato dei luoghi, perchè di fatto "tu lì non dovevi/potevi costruire".
Non si giudica quindi quanto sia innovativa o sicura la struttura, si giudica il solo fatto che esista una struttura, a prescindere.
Tuttavia, per un edificio di pregio già finito come Bosconavigli, è l'ipotesi più remota per motivi di impatto ambientale e spreco di risorse.
2. Mantenimento per fini pubblici
Il Comune potrebbe decidere di non demolire ma dovrebbe destinare l'edificio a funzioni di interesse pubblico (uffici, biblioteche, social housing ecc.). Gli acquirenti privati rimarrebbero comunque fuori
Il salvagente per i proprietari del Bosconavigli
Ma è anche vero che se l'immobile venisse confiscato si aprirebbe un contenzioso legale senza precedenti: gli acquirenti farebbero causa al costruttore per riavere i soldi e al Comune di Milano per i danni, dato che aveva inizialmente autorizzato i lavori dichiarandoli legittimi.
Il Comune rischierebbe un dissesto finanziario per dover risarcire decine di milioni di euro a cittadini che hanno agito in buona fede. A quel punto potrebbe apparire magicamente un provvedimento cucito su misura per evitare l'esborso.
Staremo a vedere...