L'urbanistica milanese del 2023-2026 mostra i tratti di un possibile modello creativo di gestione del territorio basato su una rete ristretta e ricorrente di professionisti, sviluppatori e funzionari pubblici. Dall'utilizzo di strumenti burocraticamente vantaggiosi per mascherare costruzioni massive e drenare gli oneri di urbanizzazione, al sospetto dominio di una ristretta cerchia di "archistar" in particolari grandi concorsi pubblici, sembra essersi creato un - diciamo - corto circuito tra chi progetta privatamente e chi giudica i progetti pubblici.