Della vicenda BEIC abbiamo parlato in un articolo dedicato che si concludeva con un arrivederci ad oggi, data dell'udienza che ha segnato il passaggio dalla fase di indagine preliminare a quella del processo pubblico. Restano confermate le accuse di turbativa d’asta e il falso in atto pubblico per un progetto da circa 130 milioni di euro. Il punto focale non è la qualità del progetto vincitore, ma l'omessa dichiarazione di conflitti d'interesse (rapporti accademici e professionali pregressi) tra i commissari (Boeri/Zucchi) e i vincitori.
Riassunto delle puntate precedenti
Nel luglio 2022, viene proclamato il vincitore del concorso internazionale di progettazione. A trionfare è il raggruppamento guidato da Onsitestudio (Angelo Lunati). Terzo classificato è lo studio Baukuh di Pier Paolo Tamburelli. Tra i membri della commissione giudicatrice figura l’architetto di fama mondiale Cino Zucchi.
Secondo il regolamento, la procedura avrebbe dovuto garantire il totale anonimato dei partecipanti fino alla proclamazione e l'assoluta imparzialità dei commissari (come è giusto che sia, peraltro).
Le chat al centro del caso
Le indagini dei reparti investigativi partono da un esposto che ipotizza irregolarità nella gestione del bando. Nel corso del 2023, i magistrati dispongono il sequestro dei telefoni cellulari e dei computer dei principali protagonisti.
È dall'analisi tecnica di questi dispositivi che emergono le chat di WhatsApp e Telegram che hanno dato il via al terremoto giudiziario. Sono emersi scambi di messaggi avvenuti in tempi sospetti, ovvero prima e durante lo svolgimento del concorso:
- La foto del libro con le banconote: è il reperto più controverso. Si tratta di una fotografia che ritrae un libro aperto tra le cui pagine sono infilate 18 banconote da 50 euro (per un totale di 900 euro). La foto è stata scattata da Cino Zucchi (commissario) e inviata a Pier Paolo Tamburelli (concorrente).
- L'ironia sul "tycoon": nello stesso filone di messaggi è stata rinvenuta l'immagine di un noto miliardario che ride maneggiando mazzette di denaro, scambiata tra i due professionisti.
- I commenti sui progetti: in alcune chat, i magistrati hanno individuato riferimenti che sembrano indicare una conoscenza preventiva dei progetti presentati, nonostante l'obbligo di anonimato.
Le parole della difesa
Gli avvocati degli architetti hanno ribadito che si trattava di normali scambi professionali e accademici, privi di qualsiasi intento corruttivo o di alterazione della gara.
Cino Zucchi ha ammesso di aver scattato lui la foto delle banconote nel suo studio, utilizzando soldi propri. Ha dichiarato che il gesto non rappresentava alcuna transazione reale, ma era una battuta ironica (una "smargiassata", nelle parole della difesa) nata dal clima confidenziale tra colleghi di lunga data. L'intento, secondo Zucchi, era paradossalmente quello di scherzare sull'impossibilità di essere corruttibili.
La difesa ha puntato sul fatto che il mondo dell'architettura d'élite (di cui questi signori sarebbero anche portavoce morali ed etici) è un ambiente ristretto dove tutti si conoscono e collaborano da decenni, giustificando la confidenza eccessiva come un tratto caratteriale e non come un piano criminale.
Le implicazioni legali
Per la Procura di Milano, tuttavia, queste chat dimostrano una "promiscuità relazionale" incompatibile con una gara pubblica. I magistrati sostengono che:
- Il clima di segretezza richiesto dalla Legge sia stato violato
- Le "goliardate" sul denaro siano indizi di una gestione del concorso come una faccenda privata tra amici, a scapito della trasparenza amministrativa.
Ad oggi, la vicenda rimane un punto di riferimento fondamentale per il dibattito sull'etica nei concorsi pubblici e sul confine tra amicizia professionale e conflitto di interessi.
La polemica delle parole chiave al cuore dello scontro
Per trasformare migliaia di messaggi WhatsApp e mail in prove ammissibili serve un perito che estragga i dati seguendo criteri prestabiliti.
I PM vogliono un "pesca a strascico" (legalmente parlando) attraverso parole chiave molto ampie. L'obiettivo è ricostruire non solo il bando, ma il fitto sottobosco di relazioni, cene e scambi informali che, secondo l'accusa, avrebbe "apparecchiato" il concorso.
Gli avvocati di Boeri e Zucchi alzano un muro procedurale: "Se usate parole chiave generiche, finite per violare la privacy professionale e personale che nulla ha a che fare con la BEIC"
(o magari sgamare pure qualche altro magheggio del "Sistema Milano", ndr...)
La difesa sa che più il perimetro è stretto, meno probabilità ci sono che emergano "battute" o "commenti off-the-record" che, pur non essendo reati, potrebbero colorare negativamente la narrazione davanti al giudice.
La strategia del ritardo
In ogni processo di questo calibro, la battaglia sulle perizie informatiche ha un nemico fondamentale: il tempo.
Contestare ogni singola parola chiave proposta dai PM non è solo un atto di tutela della privacy, ma un modo per rallentare l'acquisizione delle prove. Ogni opposizione richiede una decisione del giudice, ogni decisione richiede tempo.
L'ombra del "Sistema Milano"
L'udienza di oggi ha confermato che il processo BEIC non è un caso isolato: viene trattato come una "costola" della più ampia indagine sull'urbanistica milanese.
È emerso il collegamento con il caso Bosconavigli (dove Boeri è già a processo per abusi edilizi).
La Procura punta a dimostrare che a Milano esistesse un modello ricorrente di assegnazione degli incarichi basato sulla vicinanza professionale più che sulla trasparenza burocratica.
E ora che si fa?
Se la Procura vince sulle parole chiave, potrà proiettare in aula un film fatto di messaggi privati; se vince la difesa, vedremo solo i documenti ufficiali (dove, solitamente, è molto più difficile trovare la prova di una turbativa). Il calendario delle prossime udienze (che verranno fissate tra maggio e giugno 2026) sarà il vero banco di prova per i testimoni.
Come spesso (per non dire sempre) tutto si riduce ad una battaglia politica e legale, fatta di assurdi cavilli, per decidere quanto a fondo lo Stato può scavare nella vita digitale di due delle figure più influenti di Milano per cercare il fango sotto la superficie di un concorso internazionale.
Per l'ennesima volta le cose ruotano attorno al dito, invece che alla Luna.