C’è un’arte tutta italiana nel trasformare il "precario" in "eterno". Un’arte che a Eboli, proprio all’interno della stazione ferroviaria, ha raggiunto vette di surrealismo burocratico degne di una commedia di Mario Monicelli. Solo che qui non si ride: si demolisce. E a pagare il conto, paradossalmente, potrebbe essere proprio lo Stato.
Il miracolo della metamorfosi: dal legno al cemento armato
La storia è semplice nella sua sfacciataggine. C’era una volta un bar, pertinenza della stazione di Eboli, che godeva di una struttura esterna leggera: una pedana in legno e qualche vetrata frangivento. Roba che si smonta in un pomeriggio.
Poi, deve essere intervenuta una sorta di "evoluzione della specie" edilizia. Dagli accertamenti tecnici è emerso che la pedana di legno si è trasformata in un massetto in conglomerato cementizio. Le vetrate? Diventate muri in mattoni con tanto di serrande avvolgibili in ferro. Il risultato finale è un manufatto permanente di 52 metri quadri per 160 metri cubi di volumetria, spuntato dal nulla in un'area dove, teoricamente, non si potrebbe muovere un sasso senza tre autorizzazioni ministeriali.
Ma il vero tocco da maestro è strutturale: per unire il "nuovo" bar a quello vecchio, è stata demolita parte della muratura perimetrale della stazione. Un restyling creativo, peccato sia totalmente abusivo.
La beffa per Rete Ferroviaria Italiana (RFI)
Qui la vicenda vira verso la pura assurdità della norma giuridica. L'opera sorge su un’area di proprietà di Rete Ferroviaria Italiana (RFI). La legge italiana, nel suo splendore repressivo, non fa sconti: l’ordine di demolizione va notificato sia a chi ha costruito fisicamente l'abuso, sia al proprietario del terreno.
Perché? Perché il proprietario è l'unico che ha la "disponibilità giuridica" del bene. Tradotto dal burocratese: se il barista che ha tirato su i muri se ne frega (e pare lo abbia già fatto, ignorando un'ordinanza di demolizione del 2024 e una multa da 18.000 euro), tocca a RFI intervenire a propria cura e spese.
90 giorni o scatta l'esproprio (al contrario)
L'ordinanza del Comune di Eboli è un ultimatum: 90 giorni per radere al suolo tutto e ripristinare lo stato dei luoghi. Se RFI non interviene per rimediare al pasticcio fatto dal suo inquilino:
- Arriverà una sanzione amministrativa tra i 2.000 e i 20.000 euro.
- L’area di sedime e l’abuso verranno acquisiti gratuitamente al patrimonio del Comune.
Sì, avete capito bene:
un ente pubblico (RFI) rischia di perdere la proprietà di un pezzo della stazione di Eboli perché un privato ha deciso di farsi un gazebo in mattoni e nessuno lo ha fermato in tempo.
Conclusione: l'impunità ha le gambe corte (ma il cemento è rapido)
In un Paese dove per cambiare una finestra serve una SCIA, fa quasi sorridere che si possa abbattere il muro di una stazione ferroviaria per allargare un bancone senza che nessuno si accorga di nulla fino a lavori ultimati.
Ora la palla passa a Rete Ferroviaria Italiana. Dovranno chiedere il dissequestro del cantiere, mandare le ruspe e pagare il conto del "delirio di onnipotenza" edilizia di un terzo. Un monito per tutti i proprietari distratti: in Italia, la proprietà non è solo un diritto, ma una responsabilità che si paga a caro prezzo, specialmente quando il cemento è abusivo e la legge è, finalmente, inflessibile.