Un vero e proprio terremoto giudiziario ha colpito il cuore dello sviluppo immobiliare del capoluogo lombardo. L'inchiesta sull'urbanistica a Milano, condotta dai PM della Procura (Petruzzella, Filippini e Clerici) e coordinata dall'aggiunto Tiziana Siciliano, ha scoperchiato quello che gli inquirenti definiscono un "sistema" radicato di illegalità manipolatoria. A finire sotto i riflettori in questi giorni sono state due figure chiave: Giovanni Oggioni e Marco Emilio Cerri.
Ma come funzionava esattamente la gestione occulta dei cantieri milanesi? E qual è il vero ruolo del controverso decreto "Salva Milano"? Ecco i dettagli dell'inchiesta.
Chi è Giovanni Oggioni: Il dirigente ai domiciliari
Per comprendere lo scandalo dell'edilizia a Milano, bisogna partire da Palazzo Marino. Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello Unico Edilizia (SUE) del Comune di Milano, è stato posto agli arresti domiciliari il 5 marzo 2025. Le accuse a suo carico sono pesanti e spaziano dalla corruzione al depistaggio.
Secondo l'ordinanza del GIP Mattia Fiorentini, Oggioni avrebbe utilizzato il suo ruolo apicale all'interno dell'amministrazione comunale non per vigilare sulla regolarità dei cantieri, ma per agevolare specifici costruttori e sviluppatori immobiliari, aggirando sistematicamente le normative sugli oneri di urbanizzazione e sulle volumetrie.
Marco Cerri: da progettista a "regista" del Sistema
Se Oggioni era l'uomo all'interno delle istituzioni, l'architetto Marco Emilio Cerri è considerato dagli inquirenti il vero dominus esterno del sistema. Ex membro della Commissione Paesaggio, Cerri è stato colpito da una misura interdittiva di un anno dalla professione.
Il suo studio di architettura, secondo le carte processuali, funzionava come una sorta di ufficio parallelo dell'urbanistica milanese. I punti chiave dell'accusa contro Cerri includono:
- Falso in atto pubblico per i lavori in via Cecchi e altre operazioni immobiliari.
- Tentata concussione per le pressioni legate al cantiere di via Lamarmora (inizialmente ipotizzata come traffico di influenze illecite).
- Conflitto di interessi nell'aver sfruttato le "porte girevoli" tra il suo ruolo istituzionale (nella Commissione Paesaggio) e la sua attività di libero professionista per i più grandi immobiliaristi della città.
Lo scandalo nel salotto buono: i cantieri sotto sequestro
L'inchiesta si basa su faldoni e intercettazioni della Guardia di Finanza che hanno portato al sequestro o al blocco di numerosi cantieri iconici della città. Il meccanismo alla base dello scandalo era quasi sempre lo stesso: far passare per semplici "ristrutturazioni" quelli che erano a tutti gli effetti abbattimenti e ricostruzioni con aumento di volumetria, risparmiando così milioni di euro in oneri di urbanizzazione dovuti al Comune.
Tra i cantieri più noti finiti sotto la lente della magistratura troviamo:
- Via Anfiteatro (Progetto Unico-Brera) dove le accuse di falso per Cerri sono recentemente cadute in prescrizione, ma che rimane un simbolo delle forzature edilizie.
- Via Lamarmora e Via Cecchi: I veri talloni d'Achille del sistema Cerri-Oggioni, da cui sono scaturite le accuse più gravi.
L'ombra del "Salva Milano": una Legge scritta su misura?
Il dettaglio più inquietante e politicamente esplosivo dell'inchiesta Oggioni-Cerri riguarda però il livello legislativo. Le intercettazioni ambientali e telefoniche avrebbero svelato una spregiudicata operazione di lobbismo volta a disinnescare le indagini della Procura direttamente da Roma.
Secondo i magistrati, Cerri e Oggioni sarebbero stati i "ghostwriter" occulti del decreto Salva Milano. Invece di preparare una difesa nelle aule di tribunale, i due indagati avrebbero letteralmente dettato le bozze degli emendamenti a vari parlamentari (in modo trasversale agli schieramenti politici). L'obiettivo?
Creare una normativa di sanatoria su misura, capace di regolarizzare a posteriori i cantieri finiti sotto inchiesta e svuotare di significato le accuse dei PM milanesi.
Cosa succede ora all'urbanistica milanese?
L'asse Oggioni-Cerri rappresenta, per la Procura, solo la punta dell'iceberg di un modus operandi che per anni ha sottratto risorse pubbliche alla città (i mancati oneri) per favorire la speculazione privata. Con le recenti misure cautelari, il "Sistema Milano" subisce un colpo durissimo, mentre si attende di capire se e come la politica nazionale porterà avanti il ddl "Salva Milano" alla luce di queste imbarazzanti rivelazioni.