Ponte Morandi: l'imputato Brencich sale in cattedra
Genova

Ponte Morandi: l'imputato Brencich sale in cattedra

23 gennaio 2026 14:03
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L'ingegnere, attualmente sotto processo è stato invitato a tenere una conferenza sul cemento armato, a Genova...

Il processo per il tragico crollo del Ponte Morandi, costato la vita a 43 persone il 14 agosto 2018, continua a sollevare accesi dibattiti non solo nelle aule di tribunale, ma anche nel tessuto sociale di Genova. Al centro delle recenti polemiche c'è l'Ing. Antonio Brencich, imputato nel maxiprocesso, che ha tenuto ieri una conferenza pubblica sulla storia del cemento armato proprio nel capoluogo ligure, scatenando l'indignazione dei familiari delle vittime.

L'evento all'Accademia Ligure di Scienze e Lettere

L'episodio si è svolto presso l'Accademia Ligure di Scienze e Lettere. L'ingegner Brencich, professore di Tecnica delle Costruzioni all'Università di Genova, è salito in cattedra per tenere una lezione intitolata: "Il cemento armato (e Genova): una storia poco conosciuta (specialmente in città)".

Durante l'incontro, il professore ha ripercorso la storia di questo materiale costruttivo e, sebbene abbia citato l'ingegner Riccardo Morandi per evidenti questioni storiche, ha evitato riferimenti diretti al viadotto sul Polcevera e al suo crollo. Interpellato in merito all'opportunità della sua presenza, in quel contesto, Brencich ha difeso la propria scelta in modo netto, rivendicando il diritto di poter continuare a esercitare la sua professione di accademico e sottolineando che il tema dell'incontro non riguardava le indagini in corso, ma la materia che insegna da anni.

L'indignazione delle famiglie delle vittime: "Un passo indietro doveroso"

La reazione del Comitato in ricordo delle vittime del Ponte Morandi non si è fatta attendere. Egle Possetti, portavoce del comitato, insieme all'avvocato Luca Cesareo (rappresentante di 74 parti civili), ha definito l'iniziativa profondamente inopportuna.

Pur riconoscendo il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, i familiari si sarebbero aspettati un "passo indietro" per ragioni di etica e sensibilità. Per chi ha perso i propri cari sotto le macerie, vedere un imputato - che rischia fino a 8 anni di reclusione per capi d'accusa gravissimi legati a una struttura in cemento armato - salire in cattedra per parlare proprio di questo materiale a Genova è stato percepito come una grave mancanza di rispetto verso il lutto della città.

Le posizioni al processo: accusa e difesa a confronto

Antonio Brencich è attualmente a processo con l'accusa di disastro colposo, omicidio stradale colposo plurimo e omissione d'atti d'ufficio. Il suo coinvolgimento deriva dal ruolo ricoperto come membro esperto del comitato tecnico del Provveditorato alle Opere Pubbliche, l'organismo statale che validò il progetto di retrofitting (rinforzo strutturale) degli stralli delle pile 9 e 10 del viadotto prima della tragedia.

La tesi dell'Accusa

I pubblici ministeri contestano a Brencich di non aver fatto tutto ciò che era in suo potere per sventare il disastro. Secondo l'accusa, il professore era ampiamente consapevole del grave stato di ammaloramento in cui versava l'infrastruttura (già nel 2016, in un'intervista pubblica, aveva definito il viadotto un "fallimento dell'ingegneria"). A fronte di questa consapevolezza e del suo ruolo tecnico in un organismo statale, avrebbe dovuto imporsi con maggiore fermezza, pretendendo un "allarme rosso" e richiedendo limitazioni drastiche al traffico in attesa dei lavori.

La tesi della Difesa

I legali dell'ingegnere tracciano un confine netto sulle sue reali responsabilità operative. La difesa argomenta che Brencich non era un ispettore incaricato di verificare fisicamente lo stato del ponte, bensì il valutatore tecnico di un progetto di rinforzo presentato da terzi. In quest'ottica, il docente non sarebbe complice del disastro, ma figurerebbe egli stesso come vittima di un presunto sistema di occultamento e falsificazione delle relazioni tecniche orchestrato da Autostrade per l'Italia (ASPI) e dalla sua controllata SPEA. Un sistema volto, secondo la tesi difensiva, a minimizzare i problemi strutturali per non intaccare i fondi aziendali.

Il nodo centrale per i giudici

Il caso Brencich solleva un interrogativo giuridico e tecnico di enorme portata all'interno del processo: fino a che punto un esperto di tale calibro, valutando un progetto in veste di consulente di un ente di controllo, avrebbe dovuto (e potuto) "intuire" l'imminenza del crollo, andando oltre le carte documentali - presumibilmente manomesse - che gli venivano sottoposte ufficialmente? Sarà compito dei giudici stabilire se la sua condotta costituisca una negligenza penalmente rilevante o se l'esperto abbia agito nei limiti del proprio specifico mandato.

È davvero solo un: "Si è innocenti fino a prova contraria" o il buon senso potrebbe ogni tanto prevalere?

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