Crollato del tutto il muro pericolante di via Napoli
Genova

Crollato del tutto il muro pericolante di via Napoli

22 febbraio 2026 17:26
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Il risultato della speculazione edilizia anni '50-'70 a Oregina e Lagaccio?

La fragilità del territorio genovese non è una novità, ma quando la natura presenta il conto a quartieri densamente popolati come Oregina e Lagaccio, il bilancio rischia sempre di essere drammatico. Il recente crollo del muraglione in Via Napoli, avvenuto oggi, ha riportato drammaticamente al centro del dibattito cittadino il tema del dissesto idrogeologico, della manutenzione delle infrastrutture private e dell'eredità di un'espansione urbanistica senza precedenti.

Il contesto storico e urbanistico: l'eredità degli anni '50 e '70

Per comprendere le radici di eventi come la frana di Via Napoli, è fondamentale fare un passo indietro. I quartieri di Oregina e Lagaccio nascono da una fortissima spinta edilizia esplosa tra gli anni '50 e '70, necessaria per rispondere al boom demografico e industriale di Genova.

In quel ventennio, definito spesso dagli stessi amministratori locali come un periodo di "edilizia selvaggia", si è costruito con una certa leggerezza su versanti estremamente ripidi e geologicamente complessi. Le vallate genovesi, caratterizzate da pendenze severe e da un reticolo idrografico intricato, sono state modificate artificialmente per fare spazio a massicci condomini. Per sorreggere le nuove strade e i piazzali dei palazzi, sono stati innalzati chilometri di muraglioni di contenimento, opere imponenti che oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, mostrano i segni inesorabili del tempo e dell'invecchiamento dei materiali.

La dinamica tecnica del collasso: pressione idrostatica e bombe d'acqua

Si è costruito su versanti estremamente ripidi e geologicamente complessi con una certa leggerezza: questi muraglioni, oggi di proprietà privata o condominiale, sostengono di fatto strade pubbliche e infrastrutture vitali. Ma cosa porta un gigante di pietra e cemento a cedere all'improvviso?

Il nemico principale non è la terra, ma l'acqua. Con i cambiamenti climatici, le precipitazioni a Genova si sono trasformate sempre più spesso in violente "bombe d'acqua". Quando piove intensamente su un quartiere fortemente cementificato (dove l'assorbimento naturale del suolo è minimo), l'acqua si infiltra nel terreno retrostante i muri di contenimento.

Se il sistema di drenaggio del muro (costituito da tubature, feritoie e materiale drenante) è ostruito da detriti, radici o semplicemente obsoleto, l'acqua non riesce a defluire. Questo genera un aumento esponenziale della pressione idrostatica: l'acqua spinge contro la struttura dall'interno con una forza devastante, aggiungendosi al peso della terra bagnata. Quando la spinta supera la resistenza strutturale del manufatto, si arriva al collasso improvviso, esattamente come è avvenuto al Lagaccio.

L'emergenza di questi giorni

La teoria geotecnica si è trasformata in un incubo reale la notte tra il 18 e il 19 febbraio 2026. A causa del forte maltempo che ha flagellato la Liguria, un imponente muro di contenimento ha ceduto all'improvviso in Via Napoli, all'altezza del civico 72, riversando tonnellate di terra e detriti verso l'area sottostante della ex Caserma Gavoglio. Muro che oggi ha ceduto del tutto.

Le conseguenze già dopo il primo cedimento sono state immediate e pesanti:

  • Evacuazione di massa: i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile hanno dovuto sgomberare l'intero stabile in via precauzionale. Ben 52 persone sono state sfollate in piena notte. Di queste, sei sono state ricollocate in strutture alberghiere a carico del Comune tramite mezzi AMT, mentre le altre hanno trovato sistemazione in autonomia.
  • I nuovi crolli: la situazione non si è stabilizzata subito. Nella mattinata di oggi 22 febbraio 2026, il fronte della frana ha continuato a muoversi, provocando il distacco di ulteriori porzioni di terreno. Questo ha costretto il Comune a interdire completamente per motivi di sicurezza l'accesso al sottostante Parco Gavoglio.
  • L'inchiesta: la Procura di Genova ha prontamente aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando il reato di frana colposa, per accertare eventuali negligenze nella manutenzione dell'opera.

Il nodo giuridico: muraglioni privati e istituzioni

Il crollo di Via Napoli ha scoperchiato un "vaso di Pandora" amministrativo e legale che affligge tutta Genova: il paradosso dei muraglioni privati.

L'Assessore ai Lavori Pubblici e alla Protezione Civile del Comune di Genova, Massimo Ferrante, intervenendo nei giorni caldi dell'emergenza, ha sottolineato una realtà difficile: il Comune non può sostituirsi legalmente ed economicamente ai privati nella manutenzione di queste opere, a meno che non si configuri un'estrema e prolungata inerzia che minacci direttamente l'incolumità pubblica.

Mettere d'accordo decine di condomini per affrontare spese di messa in sicurezza che sfiorano centinaia di migliaia di euro è quasi impossibile. Per questo, l'Assessore Ferrante ha lanciato un appello per l'istituzione di una "legge speciale" a livello nazionale o regionale che garantisca forti sgravi fiscali ai privati costretti a intervenire sui muri di contenimento, sbloccando così una situazione di stallo pericolosissima. Un tema che chiama in causa anche le strategie a lungo termine dell'amministrazione guidata dal sindaco Marco Bucci, spesso sollecitata ad avere progetti cantierabili pronti per attrarre fondi governativi.

La frana di Via Napoli non è stata una fatalità isolata, ma il sintomo grave di una malattia cronica. Fino a quando non si troverà un equilibrio normativo ed economico per aiutare i privati a curare le ferite di cemento degli anni '60, Genova dovrà continuare a guardare il cielo con apprensione a ogni allerta meteo.

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