Qui l'hashtag è stato: come costruire un quartiere facendo finta che sia un palazzo
Selezionato dal bando internazionale "Reinventing Cities", il masterplan MoLeCoLa (Mobility, Learning, Community, Lab) doveva essere il fiore all'occhiello della nuova Bovisa. Ma sotto il mantello del marketing ecologico - tra "distretti a zero emissioni" e "foreste urbane" - si nasconde l'ennesimo cortocircuito del Testo Unico dell'Edilizia. Un cortocircuito che ha attirato le attenzioni dei magistrati milanesi.
I fatti: chi, cosa e dove
- Il luogo: il nodo d'interscambio di Bovisa, un'area ex industriale ed ex ferroviaria di oltre 90.000 metri quadrati.
- I protagonisti: il colosso immobiliare texano Hines (investitore principale), il fondo prelios, Park Associati (progettazione) e, ovviamente, l'assessorato all'Urbanistica del Comune di Milano (e figuriamoci se non c'era lo zampino del nostro Oggioni pure qui).
- Il Progetto: Un colossale sviluppo misto. Studentato, uffici tecnologici, residenze, un headquarter e aree commerciali, pensati per saldarsi con l'espansione del Politecnico.
L'anatomia del trucco: Il tabù del Piano Attuativo
Il progetto MoLeCoLa, pur essendo ancora in fase di cantierizzazione iniziale, è finito nei radar del "fascicolo esplorativo" della Procura di Milano (PM Siciliano, Clerici, Filippini). L'accusa mossa al "Sistema Milano" in queste maxi-operazioni è di natura puramente procedurale e finanziaria.
Per la legge urbanistica italiana, quando si stravolge un'area vasta (ex scali, aree industriali di decine di migliaia di metri quadri) creando di fatto un nuovo quartiere, è obbligatorio redigere un Piano Attuativo (o Piano Integrato di Intervento). Questo piano serve a calcolare l'impatto reale sulla città: quante scuole serviranno? Quanto traffico in più? Quante fognature?
A Milano, per anni, questa regola è stata elusa. Le direzioni comunali hanno permesso a colossi come Hines di procedere con semplici "Permessi di Costruire Convenzionati", frazionando gli interventi. È come fingere che la costruzione di una cittadella da migliaia di abitanti sia equiparabile, a livello di impatto normativo, alla ristrutturazione di un condominio.
Il movente? Abbattere radicalmente gli oneri di urbanizzazione. Il costruttore risparmia decine di milioni di euro che avrebbe dovuto versare alle casse pubbliche (versandone magari una piccola parte giusto in tasca di qualcuno), accelera i tempi scavalcando i lunghi iter di approvazione consiliare, e massimizza le cubature. Un dumping amministrativo spietato: i fondi privati incassano le rendite, la collettività assorbe il collasso infrastrutturale.
Conclusione: la bolla della rigenerazione
MoLeCoLa è la prova che l'urbanistica milanese ha sostituito la pianificazione pubblica con il project management dei fondi immobiliari. Il faro della magistratura non è un atto di luddismo contro lo sviluppo, ma un richiamo alla matematica: non puoi inserire una metropoli dentro un buco normativo per risparmiare sugli scontrini delle tasse pubbliche. La vera "Reinventing Cities", oggi, si gioca nelle aule dei tribunali amministrativi e penali.