Via Fauchè 9: ordinanza di demolizione per il paziente zero del Sistema Milano
Milano

Via Fauchè 9: ordinanza di demolizione per il paziente zero del Sistema Milano

12 gennaio 2026
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L'ingegneria del falso smontata dai giudici: elusione degli oneri, SCIA illegittima e un sistema al collasso

Per anni la retorica immobiliare milanese ha viaggiato su un binario di impunità amministrativa, blindata da un gergo patinato fatto di rigenerazione urbana e riqualificazione. Poi, a gennaio 2026, è arrivato il rumore sordo che nessuno, nei salotti buoni degli sviluppatori, voleva sentire: l'ordine di demolizione. Il cantiere di Via Giovanni Battista Fauchè 9, in piena zona Bullona, è il primo a cadere. Non un semplice sequestro preventivo, non i soliti sigilli di plastica gialla che il vento sbiadisce, ma un mandato di abbattimento irrevocabile. La fine dei giochi.

Se il "Sistema Milano" fosse un castello di carte, Via Fauchè 9 sarebbe la carta sfilata dalla base. Un cortocircuito tecnico, burocratico e giudiziario che dimostra chirurgicamente come si è costruito a Milano nell'ultimo decennio: forzando le norme statali fino al punto di rottura, con il tacito, e talvolta zelante, benestare di Palazzo Marino.

La Scena del Crimine: Dove e Cosa

Il cantiere di via Fauchè 9 a Milano

Il teatro dell'operazione è un classico cortile interno milanese al civico 9 di via Fauchè, a due passi da Corso Sempione. L'obiettivo degli sviluppatori era da manuale della speculazione infill (il riempimento dei vuoti urbani):

  • Il preesistente: un vecchio laboratorio-deposito artigianale a un solo piano, demolito radicalmente già nel 2018.
  • Il progetto: una palazzina residenziale di tre piani (due fuori terra), inserita a forza tra i palazzi esistenti.
  • Il meccanismo autorizzativo: I lavori partono a fine 2022 con una banale SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Il trucco semantico è far passare un edificio interamente nuovo come una semplice "ristrutturazione edilizia" del rudere abbattuto quattro anni prima.

Il trucco di ristrutturare il nulla

La dottrina giuridica che ha innescato il disastro è puramente tecnica. Per il Testo Unico dell'Edilizia (DPR 380/01), per chiamare un intervento "ristrutturazione edilizia" a seguito di demolizione, serve la contestualità dei lavori e, soprattutto, il mantenimento di una continuità fisica e volumetrica. In via Fauchè, invece, si è operata una moltiplicazione dei pani e dei pesci immobiliari.

Sfruttare la SCIA ha garantito ai costruttori due vantaggi vitali:

  1. Elusione degli oneri pesanti: si pagano le tariffe leggere di una ristrutturazione, sottraendo alle casse pubbliche i soldi veri previsti per le nuove costruzioni (oneri necessari per adeguare fognature, strade, servizi).
  2. Deroga sui limiti: mascherandosi da ristrutturazione, il nuovo volume ha violato i limiti di altezza previsti dal PGT (Piano di Governo del Territorio) e le rigide norme statali sulle distanze minime tra edifici imposte dal DM 1444/68.

È stato il super-condominio confinante (200 appartamenti tra via Fauchè e via Castelvetro) ad accorgersi che l'algoritmo non tornava, innescando la miccia tramite l'avvocata Wanda Mastrojanni.

I protagonisti: chi paga il conto

L'inchiesta penale, guidata dai PM Paolo Filippini e Marina Petruzzella, ha portato a processo i tre vertici dell'operazione, rigettando esplicitamente la tesi della "buona fede" (chi costruisce per mestiere deve conoscere le regole, ha sancito il giudice pre-dibattimentale Antonella Bertoja a maggio 2025).

  • La committenza: Luigi "Gigio" D'Ambrosio, titolare al 50% della società sviluppatrice Fauchè 9 srl.
  • La mente tecnica: l'architetto Marco Colombo, nella doppia veste di progettista e direttore dei lavori. Colui che ha firmato i calcoli e asseverato la SCIA.
  • Il braccio operativo: Gaetano Risi, costruttore e impresario materiale dell'opera.

La cronologia dei fatti

La parabola di via Fauchè scandisce perfettamente i tempi della magistratura che stritola la miopia amministrativa:

  • 2018: demolizione del vecchio deposito. Il lotto rimane vuoto.
  • Ottobre 2022: apertura formale del cantiere residenziale tramite SCIA.
  • Agosto 2024: prima picconata giuridica. Il TAR della Lombardia blocca i lavori dando ragione ai condomini confinanti: il palazzo è un abuso edilizio.
  • Maggio 2025: arriva il rinvio a giudizio penale per i tre responsabili del cantiere. Il processo inizia il 14 luglio 2025.
  • Autunno 2025: il Consiglio di Stato emette la sentenza definitiva. L'edificio è una "nuova costruzione", non una ristrutturazione, perché genera un nuovo carico urbanistico. La SCIA è carta straccia.
  • 12 Gennaio 2026: l'epilogo. Messo all'angolo dalla giustizia amministrativa e penale, il Comune di Milano definisce la mossa un "atto dovuto" e firma l'ordinanza di demolizione a spese degli sviluppatori. 90 giorni di tempo per abbattere, pena multe fino a 20.000 euro e l'esproprio gratuito dell'area da parte del Comune.

L'atto dovuto

La definizione di "atto dovuto" usata da Palazzo Marino per giustificare l'ordine di demolizione nel gennaio 2026 è il capolavoro di questa vicenda. Gli stessi uffici tecnici che avevano incamerato la SCIA nel 2022 senza obiezioni voltando la testa dall'altra parte mentre un deposito a un piano si trasformava in una palazzina a tre piani, si sono riscoperti magicamente inflessibili sceriffi dell'urbanistica solo quando il Consiglio di Stato li ha costretti a farlo.

Via Fauchè 9 non è caduta per un moto d'orgoglio dell'amministrazione milanese. È caduta perché l'ingegneria del falso ha esagerato, infilando un carico abitativo ingiustificabile a un metro dalle finestre del vicinato.

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