Sentenza Processo Morandi: tutte le condanne per la strage del Viadotto Polcevera
Genova

Sentenza Processo Morandi: tutte le condanne per la strage del Viadotto Polcevera

16 luglio 2026 15:00
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Dopo 8 anni si intravede la luce della giustizia: 32 condanne in primo grado per i vertici Aspi, Spea e Mit

Il peso specifico dell'omissione

Il Tribunale di Genova ha depositato il dispositivo di primo grado sul collasso del viadotto Polcevera. Il documento giudiziario azzera ogni variabile legata alla fatalità. L'impianto accusatorio, validato dalle 32 condanne emesse su 57 posizioni a giudizio, stabilisce un nesso di causalità inequivocabile.

La pioggia, l'aria salata del mare e lo sforzo continuo hanno logorato piano piano i "muscoli" di questo gigante: i cavi d'acciaio che lo tenevano in piedi, nascosti dentro il cemento per proteggerli, hanno iniziato ad arrugginirsi e a sfilacciarsi nel tempo, proprio come i fili di un vecchio elastico che usi troppo a lungo. Questo non è un mistero magico, è la fisica, e la fisica non fa sconti a nessuno.

l'infrastruttura è collassata sotto il peso specifico della negligenza gestionale e dell'assenza deliberata di manutenzione strutturale.

I dati escludono interpretazioni aleatorie. Le pene, per un ammontare complessivo di quasi due secoli di reclusione a carico dei vertici di Autostrade per l'Italia (Aspi), Spea e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), tracciano il perimetro esatto di un cedimento asimmetrico: massimizzazione dei dividendi a fronte del collasso statico dell'opera.

Quando ti fa male qualcosa vai dal dottore prima che la situazione peggiori. I "dottori" di questo ponte, che venivano pagati per controllarlo e curarlo, non hanno fatto bene il loro lavoro. Hanno visto che il ponte era stanco e malato, ma hanno aspettato troppo per non spendere soldi o perché pensavano che avrebbe resistito per sempre.

I pilastri del verdetto e l'architettura delle accuse

Il collegio giudicante rigetta integralmente l'ipotesi dell'evento imponderabile. Le perizie tecniche incrociate certificano che il degrado dei tiranti della pila 9 costituiva un parametro misurabile, documentato nei registri operativi e sistematicamente ignorato.

L'assetto delle responsabilità penali accertate si distribuisce sui nodi decisionali e di vigilanza:

Imputato Ruolo Precedente Entità Condanna
Giovanni Castellucci Amministratore Delegato (Aspi) 12 anni
Michele Donferri Mitelli Direttore Manutenzioni (Aspi) 11 anni
Paolo Berti Direttore Operativo Centrale (Aspi) 5 anni e 6 mesi
Antonino Galatà Amministratore Delegato (Spea) 5 anni e 6 mesi
Mauro Coletta Direttore Vigilanza Concessioni (Mit) 5 anni

I nodi critici del fallimento sistemico

L'inchiesta giudiziaria certifica tre cedimenti strutturali nei protocolli di gestione, configurando l'omissione tecnica come dolo operativo:

  • Sostituzione della diagnostica strumentale: le ispezioni visive, classificate come inadeguate dai protocolli ingegneristici, hanno sostituito i test strumentali necessari per rilevare la perdita di sezione resistente dei trefoli interni. I sistemi di monitoraggio elettronico risultano assenti o disattivati.
  • Definanziamento del retrofitting: I bilanci aziendali acquisiti confermano la mancata allocazione dei fondi per il consolidamento dei tiranti, in diretta contrapposizione alle anomalie prestazionali già registrate nei database interni.
  • Permeabilità della vigilanza pubblica: Le condanne a carico dei funzionari del Mit sanciscono il crollo dei filtri di controllo statali. L'ente preposto ha omesso l'imposizione di limitazioni di carico veicolare e non ha intimato prescrizioni vincolanti a fronte del deterioramento oggettivo dei materiali.

Coerenza formale dell'inchiesta

Nel corso di 284 udienze, il dibattimento ha isolato i parametri oggettivi.

Il viadotto Polcevera restituiva indicatori di rischio critico fuori dai limiti di tolleranza di progetto.

La decisione operativa di mantenere in esercizio l'infrastruttura, priva di interventi di rinforzo, ha innescato la rottura strutturale del 14 agosto 2018.

Il dispositivo fissa un vincolo ingegneristico e giuridico irrevocabile: il ciclo di vita e i coefficienti di sicurezza di un'infrastruttura pubblica non ammettono deroghe finanziarie. L'omissione di intervento sui dati tecnici costituisce la matrice esatta e verificabile del disastro.

Il ponte non è caduto solo perché "era vecchio" o perché c'era un brutto temporale quel 14 agosto. Un ponte crolla prima sulle carte dei controlli non fatti, nei calcoli ignorati e nelle scelte sbagliate degli uomini.

Crolla quando si decide che guadagnare soldi è più importante della sicurezza di chi viaggia.

La caduta nel mondo reale è stata solo l'ultimo, dolorosissimo passo.

Il pensiero critico che emerge da questa giornata storica per Genova è che l'ingegneria non è fatta solo di numeri e formule; è un enorme atto di responsabilità sociale. Una struttura in cemento armato è un'opera viva che invecchia, e il dovere morale di chi la gestisce è proteggerla affinché lei possa continuare a proteggere noi.

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